Montemio

MONTEMIO

 

Ritorno su per deserti sentieri

dove I turisti moderni non amano andare,

dove l’asfalto e il cemento è ancora lontano,

e lì vi ritrovo

le more di rovo!!

Son turgide e lucide

nere sui rami spinosi

pronte ad offrirsi.

Entro nel bosco vicino

all’ombra di vecchi castagni

ed ascolto rapito

il respiro del vento.

Si muovon le foglie,

il rumore del mondo

è tanto lontano.

Mi lascio cullare dai suoni

del ritmo uguale del tempo

di musiche antiche.

Vedo vicina una casa

e penso che dietro una porta

forse qualcuno di allora

potrei forse trovare.

Non voglio spezzare l’incanto

e resto da solo a sognare.

A volte io penso se ancora

fra I muschi del bosco,

col tempo che cambia

e coll’aria più tiepida

si affaccian fra l’erba le viole!

Sul far della sera, una volta,

solcavan il cielo gli uccelli.

Come una orchestra di flauti

di note argentine.

Al calar delle tenebre

l’azzurro del cielo è più cupo,

l’aria più fresca e frizzante.

Forse qualcuno ogni tanto

come uno stanco viandante

s’appoggia ad un muro e al cielo

orienta il suo sguardo smarrito.

La stella Polare e le Pleidi,

il Carro con l’Orsa Maggiore

e tutti quei mondi lontani

son fatti per farci sognare.

Nasturzi e asfodeli

dei giardini dell’Ade

vi ho visti sbocciare

una notte di grande tempesta.

Il vostro profumo mi è giunto sgradito

e senza pensare ho fatto uno sforzo supremo

per ridestarmi.|