Ieri sera ho conosciuto ILARIO MONTESI che ha scritto il libro “ In cammino verso l’UNO “
Nelle poche battute scambiate a tu per tu, ho avuto la piacevole sensazione di trovarmi di fronte una persone mite, educata, disposta ad ascoltare per condividere le personali opinioni.
Ci siamo trovati concordi nel riconoscere che solo i presuntuosi pensano di sapere tutto mentre le persone intelligenti sono aperte tutti i giorni ad ascoltare,e ad imparare, ciò che non sapevano prima.
La conferenza di due ore e mezzo è stata molto interessante ed è stata ascoltata da tutti i partecipanti con molta attenzione.
Alcuni hanno fatto domande pertinenti e le risposte sono state sempre significative.
Ha detto che le conclusioni a cui è arrivato dopo un persorso non sempre facile e portatore di benessere gli permettono ora di vivere il tempo che ancora gli resta con molta pace e serenità interiore.
Le conclusioni alle quali il Montesi è arrivato non sono delle novità perchè se pensiamo che già Ippocrate, agli albori della medicina, aveva fatto scolpire sul tempio di Deli, nell'isola di Knos “Gnosci te ipsum” e che i sostenitori del “pensiero positivo” hanno scritto parecchi libri sull'argomento si poteva arrivare prima e, senza tanti sforzi personali e con minor fatica, agli stessi risultati dobbiamo riconoscere che il mondo in cui personaggi nati anche soltanto 50 o 60 anni fa erano cresciuti in un ambiente famigliare e culturali ove tali concetti erano completamente assenti.
Sono d'accordo con lui quando sostiene che le difficoltà sono inevitabili ed un atteggiamento positivo è indispensabile per tentare di uscire dai pasticci alla meglio ma, quando nonostante tutte le nostre buone intenzioni, certe situazioni non sono modificabili non resta che ACCETTARE ed imparare dagli errori per non ripeterli.
Affrontare il mondo ed i suoi abitanti con positività e disponibilità a donare benessere è per Montesi un atteggiamento portatore di bene.
Io però ricordando il motto evangelico che dice di non “Dare perle ai porci” non trovo conveniente ridare una mano a chi avendogliela già data mi ha mangiato un dito.
Sulla scorta degli studi scientifici da me fatti l'anima non è altro che parte di noi che cresce ed agisce da una buona funzionalità di quella parte del cervello che si chiama amigdala.
Persone che in seguito a varie patologie possono trovarsi con quella parte del cervello distrutta si riducono ad essere dei vegetali incapaci di ricordare, di riconoscere e di avere una vita emotiva attiva ed in evoluzione.
Il nostro corpo è funzionante, in funzione di una energia che non è patrimonio soltanto dell'uomo ma anche di tutti gli altri esseri viventi.
Io penso che quando il cuore avrà cessato di funzionare questa energia uscirà dal corpo per confondersi con altre energie nel cosmo senza conservare nessuna identità personale così come avviena anche per gli altri animali in quanto è dimostrato che, non solo animali abbastanza vicini all'uomo come sono le scimmie, ma anche animali inferiori, hanno uno loro vita emotiva.
Come il mondo in cui viviamo abbia avuto inizio e quale sarà il suo destino anche scienziati di fama mondiale non sono ancora riusciti a dare una risposta seria, scientificamente corretta e quindi credibile.
Le religioni hanno molto sfruttato questo problema ma sulla scorta della realtà dobbiamo riconoscere che finora i risultati che hanno raggiunto hanno portato più male che bene all'umanità.
Non voglio fare l'elenco di tutti i morti in nome di un Dio e di tutte le violenze usate per raggiungere i loro scopi di potere.
Io sono per natura una persona realista disposta a credere a ciò che può essere scientificamente dimostrato e poichè vivo in questo mondo che cambia, come cambio anch'io, la CONSAPEVOLEZZA la trovo indispensabile per evitare di continuare a fare sogni di giorno, ad avere aspettative irrealizzabili indi per cui ciò che avverrà dopo la mia morte è un argomento che non mi interessa per niente.
Ciò che invece trovo importante è avere cura per il proprio corpo e per la propria anima sperando in questo modo di poter affrontare la morte da sani e non dopo anni di sofferenza e di dolore non solo per se stessi ma pure per i famigliari che si trovano a dovere sopportare un peso sconosciuto ed imprevisto con incompetenza e, molto spesso, con poca pazienza.
Cosa obiettivamente comprensibile.
Se qualcuno crede nella reicarnazione sperando di poter avere nella prossima vita tutto quanto non ha avuto in questa e questo pensiero gli porta gioia e serenità non sarò certamente io a volergli far cambiare opinione.
Io sono così impegnato a fare, di ogni giorno che mi resta, un giorno di pace, di quiete, di serenità e di gioia per condividere con gli amici di sempre MOMENTI di piacevolezza.
Ho riletto entrambi i pezzi che ho scritto e mi sono accorto che alcuni passaggi sono stati ripetuti.
Avevo pensato di fare cancellazioni ma poi, una pigrizia di fondo, mi ha suggerito che, 'Repetita iuvant' per cui, per ora, mi fermo quì.
Non credo sia il caso di ricordare che ricevere le considerazioni personali ,di chi avesse avuto la pazienza di leggermi, mi sarebbero sempre gradite.
20 aprile 2016 Piero Greco
